Federico Aprile
APOCRYPHAL GALLERY, ROMA, 2020
Testo di Elettra Galeotti
“Fou resta è una foresta di impressioni, di memorie, di ciò che è passato e di qualcosa che rimane ma continua a mutare. E un’azione folle – fou in francese e violenta, attraverso la quale si manifesta la natura in forme e colori verosimili, scatenata e impressa nella mente, come ricordo che si concretizza nell’immagine di un crimine.
La dualità gioca qui un ruolo fondamentale: la rappresentazione in bianco e nero è la memoria, il colore è la sua manifestazione in movimento. Da una parte vediamo il “negativo”, la scena del crimine, che si fa astratta e lontana, non più violenta. Dall’altra parte la spinta vitale in itinere, l’onda che si infrange, i lampi che danzano, le foglie che tremano, la potenza della natura che si manifesta con tutta la forza possibile, ma che rimane al suo posto, che muta e non muta, che continua il suo percorso di cui possiamo vedere solo un frammento.
Siamo il pubblico di qualcosa che sta accadendo, che percepiamo gradualmente.

Come i romantici dell’Ottocento ne siamo attratti, ne riconosciamo la violenza ma, in questo caso, è l’estetica della violenza, rassicurante. E forse è proprio il “negativo”, il bianco e nero che, fissando attimi di potenza, riesce anche a smorzarli, facendo apparire il colore come qualcosa di assolutamente confortante.
La follia di queste rappresentazioni sta proprio nel loro dualismo, difficile da spiegare ma facile da comprendere grazie ai ricordi ancestrali della nostra mente, che ci fanno percepire sensazioni contrastanti ma chiare, ben distinte. Federico Aprile ha voluto cosi tramutare in immagine delle percezioni che, mediante la memoria e il colore, prendono vita, incessantemente. “








